La scelta di sottoporsi a interventi estetici all’estero, spesso motivata da ragioni economiche, pone interrogativi sempre più rilevanti sulla sicurezza del percorso di cura, sulla gestione delle eventuali complicanze e sulle garanzie assistenziali offerte al paziente dopo il rientro nel proprio Paese.
Roma, giugno 2026 – L’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (AICPE) esprime preoccupazione per la sicurezza dei pazienti italiani che si recano all’estero per affrontare interventi di chirurgia plastica estetica. In particolare, AICPE segnala un crescente numero di complicanze correlate a interventi chirurgici eseguiti all’estero nell’ambito del cosiddetto turismo sanitario. Dietro offerte economiche particolarmente aggressive possono infatti nascondersi criticità legate alla selezione dei pazienti, alla continuità assistenziale e alla gestione delle eventuali complicanze.
La maggior parte dei pazienti italiani che decide di varcare i confini nazionali lo fa per motivi economici: la promessa di tariffe inferiori rispetto agli standard nazionali si associa spesso anche a tempi di attesa ridotti. Le mete più frequentate sono Turchia, Albania, Romania e Tunisia, seguite da Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca. Gli interventi più richiesti riguardano le procedure di rimodellamento corporeo e del volto: mastoplastica additiva, rinoplastica, addominoplastica e liposuzione.
Tuttavia, il risparmio economico immediato comporta spesso una carenza di tutele sanitarie. L’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica segnala infatti un preoccupante aumento di pazienti che rientrano sul territorio nazionale con complicanze post-operatorie severe. Gli eventi avversi più frequenti includono infezioni batteriche gravi (spesso da germi multiresistenti), necrosi dei tessuti dovute a dimissioni repentine, rotture o contratture precoci di protesi non certificate ed embolismi postoperatori favoriti dai viaggi aerei intrapresi subito dopo l’intervento.
“La salute e la sicurezza del paziente non possono essere sottomesse a logiche di puro risparmio commerciale”, dichiara Il Dott. Paolo Vittorini, Presidente di AICPE -” Sottoporsi a un intervento chirurgico richiede una corretta valutazione preoperatoria, l’esecuzione della procedura in strutture sanitarie autorizzate e conformi ai requisiti normativi vigenti e, soprattutto, un adeguato percorso di assistenza e follow-up postoperatori. Modelli organizzativi orientati prevalentemente alla riduzione dei costi possono comportare una minore attenzione alla selezione dei pazienti, ai tempi di osservazione postoperatoria e alla continuità assistenziale. Quando insorgono complicanze dopo il rientro in Italia, il paziente può incontrare importanti difficoltà nell’accedere tempestivamente al chirurgo che ha eseguito l’intervento e nel ricevere la necessaria continuità assistenziale. La chirurgia estetica non è un bene di consumo acquistabile attraverso una logica commerciale. È un atto medico che richiede indicazioni corrette, personalizzazione del trattamento, sicurezza della struttura e continuità di cura nel tempo.”
Secondo alcune stime disponibili sembra che il 10% – 15% delle procedure correttive e di revisione trattate nei reparti di chirurgia plastica italiani derivi da complicanze insorte oltreconfine. Per disporre di un quadro statistico definitivo e scientificamente validato, è attualmente attivo l’apposito Osservatorio e Registro delle complicanze istituito dalla SICPRE, i cui primi dati consolidati saranno rilasciati dopo il 2026.
Il turismo sanitario genera un serio rischio per la salute dei cittadini e, parallelamente, scarica l’elevato costo della gestione delle emergenze sul Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In casi di complicanze meno gravi o di insoddisfazione per i risultati, inoltre, il paziente una volta rientrato dovrà affidarsi ad un chirurgo italiano e affrontare un intervento secondario, con i relativi costi.
AICPE ribadisce l’importanza di affidarsi esclusivamente a specialisti in Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica operanti in strutture idonee e autorizzate, diffidando in particolare di:
- Valutazioni pre-operatorie sommarie o effettuate esclusivamente online
- Assenza di controlli post-operatori e follow-up adeguati a causa del rientro immediato in Italia
- Utilizzo di dispositivi medici non sempre riconducibili agli standard e ai sistemi di tracciabilità previsti dalla normativa europea.
L’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), la prima e più grande in Italia dedicata esclusivamente alla Chirurgia Plastica Estetica, è riconosciuta come tale dal Ministero della Salute e inserita nel novero delle Società Scientifiche Italiane. Ad AICPE è stata conferita Personalità Giuridica ETS ed è iscritta nel Registro Unico Nazionale Del Terzo Settore – D. Lgs. del 3 luglio 2017 n. 117. È nata nel settembre 2011 con lo scopo di promuovere la formazione e la pratica in chirurgia plastica estetica favorendo uno scambio di conoscenze tra i chirurghi qualificati. È gemellata con l’American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS), con l’International Society for Aesthetic and Plastic Surgery (ISAPS) con la European Association of Society of Aesthetic and Plastic Surgery (EASAPS), con la Société Française des Chirurgiens Esthétiques Plasticiens (SOFCEP) e con L’Asociaciòn Argentina de Cirugia Estetica (AACE). Ad AICPE hanno aderito oltre 700 chirurghi in tutta Italia. Membri di AICPE possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in Chirurgia Plastica Estetica, che aderiscono ad un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. Scopo di AICPE è tutelare Pazienti e Chirurghi Plastici disciplinando l’attività professionale, rappresentare i Chirurghi Plastici Estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e promuoverne la preparazione culturale e scientifica.